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Un Centro storico da salvare - Collettivo 99


Dal 6 aprile in poi sono stato a L'Aquila non so quante volte. Oltre alla percezione fisica di una città assolutamente stravolta, ho avuto la sensazione parlando coi suoi abitanti di un clima sociale diverso, rinnovato e in costante dinamica evoluzione.
Il 6 aprile 2009 sta a L'Aquila come l'11 settembre 2001 a New York. C'è un prima ed un dopo rispetto a una data che è una linea di demarcazione netta. Dopo il 6 aprile è come se le molte anime silenti aquilane avessero tratto dalla catastrofe forza e nuova linfa per emergere e uscire finalmente allo scoperto.
Nelle tendopoli si sono costituiti e continuano a crearsi ogni giorno nuovi comitati di cittadini. Gli aquilani vogliono essere parte attiva nel processo della ricostruzione, contribuire alle decisioni riguardanti il loro futuro abitativo e vigilare sulle spese sostenute e da sostenere sia nella ricostruzione che nella gestione dei campi da parte della Protezione Civile.
Collettivo99 è uno di questi esempi, un'associazione in grado di coagulare le competenze di molti giovani tecnici aquilani che si vogliono assumere in prima persona l'onere e la responsabilità della ricostruzione della loro città. Gli obiettivi sono chiarissimi: il collettivo ritiene che spetti e sia dovere della comunità aquilana essere artefice del proprio destino futuro, rinnegando qualsiasi intervento piovuto dall’alto o ideato e realizzato esclusivamente da competenze e manovalanze esterne.
La ricostruzione di una città non può prescindere dal suo tessuto sociale, in particolare dai giovani che la vivranno. Considerato che L'Aquila è una città universitaria, popolata soprattutto da studenti, questo principio acquisice ancora più forza. L'opposizione alle c.d. "new town" formate da casette di legno prefabbricate, realizzate in aree lontanissime dai nuclei urbani originari nasce proprio da questo assunto.
L'associazione Un centro storico da salvare sta organizzando un presidio per il 10 giugno a Roma sotto a Montecitorio per far capire quanto sia insoddisfacente il decreto redatto dal governo.

L'Aquila 3 giugno 2009

Qualche foto della manifestaione di ieri. L'ultima immagine raffigura il grande cratere davanti alla casa dello studente.






La manifestazione dei terremotati

Ieri pomeriggio a L’Aquila c’è stata la manifestazione indetta dalla provincia e dal comune per sollecitare maggiore attenzione sui temi della ricostruzione in vista dell’approvazione del decreto sul terremoto la cui discussione è prevista in Parlamento per il 15 di giugno. A livello istituzionale c’erano tutti, dai sindaci dei comuni dell’area del cratere, ai comitati di cittadini, i parlamentari abruzzesi e la presidente della Provincia de L’Aquila Stefania Pezzopane. Spiccava solo l’assenza del presidente della Regione Abruzzo, evidentemente non aveva capito che l’orientamento politico in questi casi lascia il tempo che trova.

La partecipazione non era numerosissima come mi sarei aspettato, circa mille partecipanti, ma considerato che è stata una manifestazione organizzata in fretta e furia a ridosso di un giorno festivo va bene così.

Il fronte delle amministrazioni locali è stato compatto nel chiedere che il decreto legge che verrà approvato sia quanto più esaustivo possibile nel definire l’eccezionale situazione di calamità che si è creata il 6 aprile scorso. La stima dei danni ancora provvisoria ad oggi ammonta a oltre 10 miliardi di euro, cifra che non può essere affrontata con mezzucci ridicoli come i crediti d’imposta o i proventi del Gratta e Vinci. Tutti sono stati concordi nel ritenere la tassa nazionale di scopo, come avvenuto in passato nei terremoti che colpirono l’Umbria e l’Irpinia, l’unica strada percorribile.

Solo in questo modo si eviterebbero situazioni tanto inedite quanto assurde con la creazione di cittadini di classe A e di classe B. L’Abruzzo, colpito negli ultimi anni da una gravissima crisi occupazionale, ha scelto da diversi anni di convertire il proprio modello economico andando verso l’offerta di un turismo naturalistico. La regione dei parchi è oggi meta di un turismo stanziale, improntato sulle seconde case e sugli alberghi che ruotano attorno alle sue tante aree protette. Va da sé che identificare i non residenti come cittadini di serie B non idonei a percepire il rimborso totale al pari di chi vive nelle zone sismiche equivarrebbe a dare la mazzata finale all’economia dell’intera regione.

La mobilitazione su questi e altri temi è molto forte anche all’interno dei campi, dove si sono costituiti comitati spontanei che si riuniranno con cadenza quotidiana nei prossimi giorni nonostante le resistenze della Protezione Civile che osteggia apertamente in alcune tendopoli le adunanze degli sfollati. Questo è un tema che, getta più di un’ombra sull’organizzazione di Bertolaso, emerso anche sul blog di Miss Kappa qualche giorno fa.

Al termine della manifestazione siamo entrati in corteo all’interno della zona rossa, percorrendo l’ormai tristemente famosa via XX Settembre fino a sostare davanti alla casa dello studente. Sono stati momenti molto emozionanti e di forte commozione. Per ironia della sorte gli unici muri perimetrali della palazzina che sono rimasti in piedi sono quelli sui quali si aprono le porte di emergenza. Quei quadrati verdi con i maniglioni antipanico ora irridono beffardi dall’alto un cumulo di macerie su cui sono poggiate delle corone di fiori.

Stasera, appena ho un attimo di tempo, posterò qualche foto

3 giugno 2009, ore 16,30 tutti a L'Aquila




Domani pomeriggio manifestazione alla Villa Comunale a L'Aquila per sollecitare maggiore attenzione da parte del Parlamento che sta per approvare il decreto sul Terremoto, la legge quadro su cui poggerà la ricostruzione di L'Aquila e degli altri comuni colpiti dal sisma.

I fondi messi a disposizione finora sono ridicoli e le prospettive sono davvero preoccupanti. Dopo la manifestazione di sabato è importante che ci sia un coinvolgimento crescente che sfocerà verosimilmente in una grande manifestazione che si terrà a Roma in concomitanza con l'approvazione del decreto in Parlamento.

L'Aquila, today




Durante delle poche pause che abbiamo avuto a Sassa subito dopo l’ora del pranzo con Nino siamo entrati nel centro storico di L’Aquila. Per entrambi è stato un evento molto toccante. Nino ha un figlio che il 6 aprile alloggiava in un collegio situato in pieno centro storico e che scappando dal sisma ha lasciato tutto nella sua stanza, siamo quindi andati a cercare di recuperare le sue cose.



Entrare a piedi dal varco situato dinnanzi alla Fontana Luminosa significa varcare una soglia che ti porta in una nuova dimensione. Non ci sono passanti né automobili al di fuori dei vigili del fuoco e dei loro mezzi. Il silenzio è assoluto, si rimane talmente tramortiti dalla situazione che nessuno osa aprire bocca, non parlavano nemmeno i tre vigili che ci hanno scortato. La devastazione è totale, una situazione talmente estrema da risultare difficile una descrizione. La sensazione è che tutto ciò che è rimasto in qualche modo in piedi è talmente lesionato da richiedere l’abbattimento e la ricostruzione da zero. I vigili puntellano e verificano solo la pericolosità degli edifici affinché i mezzi possano transitare quantomeno sulle arterie viarie principali. Onestamente non so come si possa demolire un intero centro storico per ricostruirlo, ma così da profano questa mi è sembrata l’unica soluzione possibile.



Arriviamo in Via Camponeschi dove c’è la meta del nostro pellegrinaggio, il collegio dei gesuiti. Troviamo la porta storta, la chiave che ci hanno consegnato per entrare non apre perchè l’intelaiatura è stata forzata con un piede di porco, il corpo del reato è stato addirittura lasciato sul posto. I vigili non si perdono d’animo e decidono di entrare con una scala da una finestra aperta al primo piano. Una volta entrati tornano all’entrata principale e aprono usando il maniglione antipanico. Nino li segue fino alla stanza del figlio situata al terzo piano. Io rimango ad aspettare fuori, le crepe nell’androne del collegio sono impressionanti, meglio non rischiare. Faccio qualche foto e mi guardo attorno. Rimango particolarmente colpito da una lunga tettoia di cemento rimasta in bilico ad un’altezza di 20 metri dopo che si sono sbriciolati i pilastri che la tenevano sospesa su un balcone.



I vicoli adiacenti sono intasati di macerie, si tratta soprattutto di muri perimetrali crollati ma anche di pezzi di cornicioni, soglie di finestre di travertino cadute e spaccate. Tornando indietro i miei occhi notano altri particolari, il cartello di un chiosco di fiori cita beffardamente “Lunedì aperto”, pensare che la scossa si è verificata proprio all’alba di un lunedì. Impressionante lo spigolo del palazzo della provincia che si affaccia su Corso Vittorio Emanuele, ha una crepa talmente larga da chiedersi come faccia a rimanere in piedi così. Enormi cinghie bianche lo tengono imbrigliato al resto della struttura.


Tornati fuori nel mondo reale, alla piazza della Fontana Luminosa. Nino ed io ci guardiamo un attimo in faccia, non diciamo una parola, ognuno cerca lo sguardo dell’altro per convincersi di non essersi immaginato tutto.



Piove sul bagnato

Di Castiglione della Valle e dei danni che questo magnifico centro storico ha subito col terremoto ho parlato tempo fa.
Adesso finalmente anche i media nazionali hanno cominciato a capire che il terremoto non si è fermato sulla cresta del Gran Sasso ma ha lasciato la sua scia di danni anche in questa porzione di Abruzzo finora dimenticata da tutti. Sono apparsi articoli su quotidiani e anche servizi televisivi sui network nazionali che hanno preso in esame quello che sta succedendo al di qua del Gran Sasso.
Io ci sono stato martedì 5 maggio. Il paese è attualmente isolato, ai danni del terremoto si sono aggiunti quelli di diverse frane che hanno colpito l'unica strada di accesso con le automobili. Particolarmente impressionante quella situata a qualche centinaio di metri dall'ingresso in paese che si è portata via quasi tutta la carreggiata.
Se lo Stato non dà una mano in casi come questi c'è da chiedersi cosa debba succedere per avere un aiuto.
Lascio la parola alle immagini, sono più eloquenti di qualsiasi descrizione.
I commenti non sono vietati.






Siamo tornati ma il nostro cuore è rimasto a Sassa


Come preannunciato nell’ultimo post, 7 soci (nella foto qui sopra manca una nostra esponente) della sezione di Isola del Gran Sasso e della sottosezione di Pietracamela del Club Alpino Italiano sono stati a lavorare per una settimana nel campo di Sassa scalo alle porte dell’Aquila.

Per i dettagli e un minimo di racconto dovete pazientare ancora un po’ (il tempo di mettere per iscritto milioni di sensazioni).

Volontari nel campo di Fossa




La Protezione Civile di Montopoli Sabina mi ha contattato per aggiornare il suo appello pubblicato la settimana scorsa. I volontari in questione verranno dislocati nel campo di Fossa, c'è particolare preferenza per elettricisti ed idraulici ma si accolgono richieste anche generiche. Il periodo a partire dal quale è richiesta la disponibilità va da metà giugno in poi.


Aggiungo un elemento importante per tutti i lavoratori dipendenti che volessero offrirsi come volontari. Il DPR 194/2001 stabilisce all'art 9 che il datore di lavoro è tenuto a consentire l'attività di volontariato del lavoratore aderente ad organizzazioni di volontariato per un periodo non superiore a trenta giorni consecutivi e fino ad un massimo di novanta all'anno. La normativa prevede un rimborso per i datori di lavoro.

Fiore

La settimana scorsa insieme ai miei colleghi di Kataweb e a quelli di mia moglie di Risorse per Roma (società municipalizzata del comune di Roma) abbiamo effettuato un nuovo raccolto di materiale per gli sfollati del terremoto. Tutta roba richiestaci direttamente dalla tendopoli di Coppito (una collega di mia moglie è di lì) e che abbiamo portato direttamente al campo sabato mattina.
E’ la terza volta che torno in Abruzzo da quando c’è stata la scossa grossa del 6 aprile. Percorrendo la A24, superato il tunnel di San Rocco e il casello di Tornimparte, si comincia a scendere verso la Valle dell’Aterno. La prima cosa che si nota dall’alto dei cavalcavia autostradali è che il paesaggio si è arricchito della presenza di un nuovo colore che fino a due settimane fa non esisteva, è il blu cobalto delle tende. Ci sono macchie blu più o meno grosse un po’ ovunque, nelle periferie dei paesi o al loro interno, a volte anche nei giardini più grossi vicino alle case.
Nei pressi dell’uscita di L’Aquila Ovest l’autostrada fa una grossa curva verso sinistra e passa vicino alla zona industriale. Il grande parcheggio nei pressi del centro commerciale dove c’è il CONAD ora è diventato una enorme tendopoli, ma da qui in poi le tende sono praticamente ovunque e le case che sono rimaste in piedi sono tutte chiuse, con le tapparelle quasi sempre abbassate.
Al casello nonostante sia ancora presto c’è già un po’ di fila, sono tutti in fila per pagare il pedaggio, colonne della protezione civile comprese. Gli sfollati che vogliono approfittare del pedaggio gratuito concesso per loro dalla Strada dei Parchi devono riempire un lungo modulo di autocertificazione, quasi tutti rinunciano per dignità e per evitare che gli altri rimangano imbottigliati in un gigantesco ingorgo.
Per andare alla tendopoli eretta nel campo sportivo di Coppito transitiamo per la periferia del capoluogo abruzzese, quasi tutti gli edifici sono spanciati con enormi crepe, sembra che siano stati gonfiati all’inverosimile fino a far cedere le strutture portanti. Ho la macchina fotografica ma non riesco nemmeno a pensare di usarla, mi sembrerebbe di profanare qualcosa che è già stato oggetto di abbondante sciacallaggio mediatico.
Arriviamo al campo e ci viene incontro Fiore, un bel ragazzo lucano che vive da anni qui a Coppito, è un militare di stanza a L’Aquila e si occupa dell’organizzazione della tendopoli. Ci racconta molte cose, la più impressionante è che sono senza luce, l’hanno richiesta ben dieci giorni fa ma ancora non arriva. Sono riusciti a fare illuminare la mensa con un filo elettrico di fortuna collegato al bar del campo da calcio. Le tende non sono riscaldate, ci vivono in 500 persone e la notte fa davvero freddo. Arriva uno scout, ci saluta calorosamente e Fiore ci racconta come si sia ricreduto molto sul loro conto, “ci stanno aiutando tantissimo”. Ma in generale in tutto il campo aleggia un’atmosfera molto collaborativa, ogni volontario al campo ha un compito e lo svolge con grande entusiasmo.
Scarichiamo le nostre vetture, il materiale che abbiamo portato viene immediatamente catalogato e sistemato nei container di stoccaggio. Mentre lo facciamo si palesano dal nulla decine di persone che chiedono con grande discrezione se per caso fosse arrivato il lenzuolo singolo o il pile che avevano chiesto qualche giorno fa. C’è anche una voce che chiede “che per caso sono arrivate le scarpe?”
Questa delle scarpe è una cosa che mi aveva lasciato basito quando è arrivata la lista delle cose richieste al campo. Avevo anche chiamato per farmela confermare, non riuscivo a credere che a due settimane dall’evento del 6 aprile ci fossero ancora persone senza scarpe. Eppure…
Usciti dal campo, proseguendo verso il mio paese ed i terremotati del teramano dimenticati da tutto e tutti pensavo alle menzogne diffuse a piene mani dai giornalisti sui principali media nazionali. A quanto fosse diversa la realtà vista con i miei occhi rispetto a quello che i miei colleghi presentano sui media nazionali. Chiunque entra anche solo per mezz’ora in una tendopoli si accorge subito di come tutto sia precario e legato all’iniziativa dei singoli. Ma nessun giornalista avrà mai il coraggio di affermarlo, nessuno verrà mai a fare domande scomode, chi osa fare luce sia pure in minima parte sulle vicende dei terremotati è oggetto di censura immediata e feroce e rischia l’isolamento umano e professionale da parte dei suoi colleghi. Gli stessi che preferiscono fare da megafono alle affermazioni di alte cariche dello Stato sulle inchieste della magistratura “Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute”.
Provate a dirlo in faccia a chi ha perso la propria famiglia e la propria casa. Fatelo se avete coraggio.

L’effetto domino che spaventa la Valle del Vomano




Uno dei primi pensieri che ho avuto quando è passato il terremoto, quello forte del 6 aprile per intenderci, è stato: chissà cosa è successo al lago e alle dighe nella valle del Vomano.

Successivamente lo spostamento della zona sismica verso Campotosto ha acuito questa preoccupazione. Adesso ne parlano tutti di questo grande lago, 1.400 ettari di superficie, non so quanti milioni di metri cubi di acqua, che sorge a una quota di oltre 1.300 metri.

Vediamolo meglio, come è formato? Il lago sorge su una ex torbiera che è stata inondata grazie alla sua chiusura avvenuta negli anni ’30 tramite tre diverse dighe. Un primo terrapieno sorge a pochi metri dall’abitato di Poggio Cancelli, appena sopra alle case del paese, qui trovate una foto (http://www.poggiocancelli.it/)abbastanza esplicativa della sua localizzazione.

Una seconda diga in cemento, foto di http://www.meteogiornale.it/, (non meravigliatevi, il lago in inverno gela quasi sempre) è localizzata nella parte più orientale del lago nella zona che incombe sull’alta valle del Vomano. Una terza diga invece si affaccia sulla stretta valle del Rio Fucino affluente anch’esso del fiume Vomano nel quale sfocia nei pressi dell’abitato di Aprati (frazione di Crognaleto), questo sbarramento è quello utilizzato come emissario del lago ed è servito nei giorni scorsi ad abbassare considerevolmente il livello di acqua del bacino.

Il lago fa parte di un complesso sistema idrico per la produzione di energia elettrica di cui sono parte integrante altri due bacini artificiali situati poco più a valle nella sinuosa e stretta valle del Vomano. Un primo bacino è quello della Provvidenza (vedi foto di Rolling Riders MTB) al quale segue più a valle un secondo bacino più piccolo, quello di Piaganini avente una capacità di 217 metri cubi (vedi foto di Fabrizio Sulli).

I tre bacini fanno tutti parte del bacino orografico della valle del Vomano, una valle che fino a poche centinaia di metri dall’abitato di Montorio al Vomano è stretta e sinuosa, con connotazione più simile ad una vera e propria gola rispetto ad una valle classica, in poche parole è un lungo imbuto naturale. Il fatto che il bacino più grosso, ovvero quello di Campotosto, sia anche quello situato più a monte costituisce la preoccupazione maggiore. Un suo eventuale cedimento innescherebbe un effetto domino i cui effetti sono facilmente intuibili. Lungo la valle figura una città come Montorio avente novemila abitanti e successivamente verso la costa si susseguono numerosi altri centri abitati di una certa grandezza.

Con questo scritto non voglio ovviamente allarmare nessuno, in questa fase non ce n’è davvero bisogno, ma solamente spiegare come è conformata questa zona da un punto di vista territoriale. Conoscere ciò di cui si sta parlando è sempre meglio.

Cerchiamo Volontari per andare in Abruzzo

Ricevo e divulgo volentieri la seguente mail arrivata dalla Protezione Civile di Montopoli Sabina che recluta volontari per i campi sfollati in Abruzzo. Ho parlato personalmente al telefono con il responsabile, quindi la notizia è verificata.
Il sottoscritto figura già da una settimana nell'elenco dei volontari della sezione del Club Alpino Italiano di Isola del Gran Sasso d'Italia e quindi partirà con un altro gruppo, ma per tutti quelli che volessero rendersi disponibili e non sanno come fare c'è questa opportunità.


La Protezione Civile di Montopoli Sabina (Base 2001) ha bisogno di volontari disposti a collaborare: distribuzione pasti, assistenza generica agli sfollati e ai soccorritori e qualsiasi cosa possa essere necessaria (le priorità cambiano in continuazione).
La situazione è questa:

RACCOGLIAMO DISPONIBILITA' PER I PROSSIMI 3 MESI
Stiamo creando un calendario dove inserire le disponibilità dei volontari a recarsi presso il campo sfollati di Fossa (AQ) (C.O.M. 2: Centro Operativo Mobile 2 della Regione Lazio).
La Protezione Civile Bassa Sabina Base 2001 dispone di una tenda con 8 posti letto.
Necessita la presenza continuata di 3 - 4 volontari, per un periodo ideale e massimo di 3 - 4 giorni.
I volontari si affiancheranno ad altri 4 componenti esperti della Protezione Civile Base 2001.
I tipi di lavoro richiesti saranno: distribuzione pasti e assistenza ai soccorritori specializzati (Es.: portare acqua al vigile del fuoco), o altre manzioni che potranno variare a seconda dell’evolversi delle necessità.
Fino a quando non cesserà la situazione di emergenza è possibile andare a L’Aquila solo se si fa parte di una Protezione Civile già operante sul territorio.
Se nel vostro territorio di provenienza c’è già una protezione civile operante, chiedete prima a loro se hanno bisogno di aiuto: è preferibile.
Se non hanno necessità, contattate noi.
PER ANDARE E’ NECESSARIO
1 Iscriversi alla Protezione Civile (l’iscrizione è gratuita e comprensiva di copertura assicurativa). Le iscrizioni potranno avvenire presso il nostro Teatro, in via Pietro Nenni 17, 02047 Poggio Mirteto (Rieti), o in altri modi da concordare preventivamente con la nostra Protezione Civile Locale.
E’ possibile fare l’iscrizione anche via e-mail.
E’ necessario iscriversi per poter entrare nei territori colpiti dal terremoto, altrimenti non verrete fatti passare.
2 Non servono le tende, ma è necessario munirsi di sacco a pelo o coperte, al momento le tende non sono riscaldate (la notte fa -3° e il giorno 30°).
3 Portare molti cambi di vestiario. Non ci sono ancora delle docce (restare 3 – 4 giorni è il massimo della permanenza).
- Pantaloni da lavoro, o comunque comodi (non jeans).
- Molte magliette.
- Pettorina fluorescente (anche del tipo usato per le automobili): è necessario essere sempre riconoscibili per poter operare nei campi. Sulle pettorine e sulle auto dovrà essere apposto il logo della Protezione Civile della Bassa Sabina “Base 2001”.
- Scarpe antinfortunistica, o comunque scarponi (niente tacchi o sandali).
- Mascherine per la polvere.
- Guanti da lavoro, e se possibile anche guanti in lattice.
- Biancheria. E salviettine umide per lavarvi. (Non ci sono ancora docce)
- Dovrete essere indipendenti se avete bisogno di medicinali (è fortemente sconsigliato partire a persone che hanno Labirintite o problemi di nausea, vertigini o equilibrio, perché la terra ancora trema in continuazione).
- Se avete un casco (da cantiere) portatelo, altrimenti vi verrà fornito sul posto.
4 E’ ottima cosa essere automuniti. Assicuratevi che la vostra auto sia in buone condizioni, perché nelle zone terremotate non c’è ovviamente soccorso stradale (se vi si rompe la macchina la lasciate lì).
E’ ideale se già vi organizzate in gruppi di 3 – 4 persone. Se siete di meno organizzaremo la macchina noi, in modo da partire con una sola auto.
Dovete fornirci preventivamente la Targa e il Modello della vostra auto.
Per accedere alle zone colpite dovete essere registrati. In ogni caso verrà un membro della nostra Protezione Civile a prendervi al punto di controllo. Lo dovrete chiamare quando state per arrivare. Questo è necessario finchè non cessa lo stato di emergenza.
Se venite da lontano, è possibile far base presso la nostra Residenza Teatrale fin dal giorno prima della partenza (via Pietro Nenni 17, 02047 Poggio Mirteto, Rieti – da qui per arrivare a L’Aquila servono 2 -3 ore di viaggio a seconda della condizione delle strade). E’ ideale e necessario partire da qui entro le 6.30 del mattino, come è ideale restare sul campo
3– 4 giorni, in modo da aver una esperienza continuata. Prendiamo comunque anche disponibilità per un singolo giorno.
Per chi arrivasse in treno, deve scendere alla stazione di Poggio Mirteto (non si deve passare per la città di Rieti, ma prendere la linea metropolitana FM1 da Roma Tiburtina, Roma Ostiense o Orte).
NON E’ NECESSARIO
- Portarsi da mangiare. (Nel campo i volontari possono mangiare alla mensa dopo gli sfollati, tuttavia i volontari della nostra Protezione Civile, per non aspettare i tempi della fila si cucinano da soli nella loro cucina da
campo)- Portarsi una tenda.
COMPILATE LA SCHEDA PER OGNI SINGOLO VOLONTARIO
Automunito – si _ no _
Marca e modello auto
Targa
Posti disponibili
Nome
Cognome
Data di nascita
Luogo di nascita
Gruppo Sanguigno
Residenza

Chiunque fosse disponibile può contattarci:
ai numeri
0765 24699 Sede Teatro
328 1125107 Andrea
380 4685062 Lidia
329 0148266 Valentina
all'indirizzo info@condizioniavverse.org inserendo in oggetto
“DISPONIBILITA’ VOLONTARIATO ABRUZZO”
sulla nostra pag. FaceBook “Teatro delle Condizioni Avverse”.
Sito internet: http://www.officineculturali.org/
Per conto di:
“Protezione Civile Base 2001”
Via Ternana 65, 02034 Montopoli Sabina (Rieti)

Il Teatro delle Condizioni Avverse [ovvero] Compagnia del Melograno
Officina Culturale della Bassa Sabina
e Compagnia dell’Inserenata
Andrea Maurizi
via della Torre 18 - 02034 Montopoli Sabina [Rieti]
328.1125107 - 0765.24699 [teatro]

Un terremoto perimetrato



Leggendo i giornali nazionali pare che l’emergenza di questi giorni sia confinata all’aquilano. Si fa un gran parlare della Valle dell’Aterno, si sente parlare spesso della zona di Campotosto e qualche volta dell’altipiano delle Rocche. Sul resto c'è un silenzio quasi assordante. E’ come se il terremoto avesse spiegato la sua forza distruttrice entro dei limiti geografici ben definiti. Eppure danni consistenti ci sono stati anche altrove, anzi, in alcuni posti stanno aumentando proprio in questi ultimi giorni. Le ultime scosse con epicentro attorno al lago di Campotosto hanno provocato diverse lesioni e crolli in moltissimi comuni del teramano.

La situazione è particolarmente delicata a Pietracamela, dove la popolazione dorme in ricoveri di fortuna dalla notte del 6 aprile. Il sindaco mi ha comunicato che non disponendo di tende ampie e capienti gli anziani preferiscono dormire su un pullman dell'ARPA. Una tenda da 8/10 posti con 20 brandine e 20 sacchi letto è stata acquistata con una sottoscrizione da parte di tanti amici e soci della sottosezione del Cai di Pietracamela. Maggiori dettagli sono disponibili sul sito della sottosezione www.caipietracamela.it

Gli sfollati nel teramano aumentano di giorno in giorno, ogni nuova scossa apre crepe, lesioni e provoca micro-crolli. A Castelli risultano lesionati molti edifici del centro storico, il museo della ceramica e la chiesa di Santa Maria degli Angeli che è a rischio di crollo. Tiene la bellissima chiesa di San Donato con la famosa volta coperta di mattonelle di ceramica. Si stanno valutando i danni alla Chiesa Madre situata al centro del paese, in caso di inagibilità costituirebbe un pericolo per tutte le case limitrofe. Inagibile anche l'ambulatorio medico, mentre fortunatamente i primi rilievi geologici effettuati sul costone su cui poggia il paese non ha evidenziato fenditure preoccupanti.

Danni più o meno gravi anche in molti altri comuni dell’area pedemontana del Gran Sasso e più a valle fino a Teramo e San Nicolò a Tordino dove sono inagibili diversi palazzi. I primi rilievi dei vigili del fuoco coadiuvati da squadre di tecnici hanno portato all’evacuazione di 180 edifici nella sola provincia di Teramo.
A questo punto, mentre perdurano le scosse sismiche, si spera che l’istituzione del COM (Centro Operativo Misto) fortemente richiesto dai comuni della fascia pedemontana nella riunione del pomeriggio del giorno di pasquetta, sia il primo passo per prendere atto della grave situazione che sta vivendo anche questa parte di Abruzzo. Il COM dovrebbe portare in tempi brevi al riconoscimento ufficiale dello stato di emergenza condizione indispensabile per poter procedere successivamente alla ricostruzione.

Per chi non sapesse cosa è il COM (io non ne avevo sentito mai parlare fino a ieri) si tratta di un organismo coordinato dalla Regione Abruzzo con sede a Montorio al Vomano che coordinerà tutte le istituzioni presenti sul territorio (comuni, provincia, prefettura), avvalendosi dell’opera gratuita di tanti professionisti resisi disponibili (architetti, geologi, geometri ed ingegneri) provvederà ad effettuare un censimento dettagliato degli edifici colpiti.